On the [Rail]Road Again
pubblicato il 28/10/2008
Data : Giovedì, 20 gennaio
2005
Tragitto : Parabiago –
Milano, Ospedale San Raffaele
Distanza : km.
Tempo necessario : da
30 minuti (itinerario veloce) ad 1 ora (itinerario breve)[1]
La giornata è splendida: la nevicata, o
meglio, la spruzzata di due giorni fa non ha lasciato molti ricordi di sé, a
parte degli spettacolari lastroni artici sulle strade, prontamente sfruttati da
qualche spericolato automobilista che, alla folle velocità di
10-
Lo smog si è ridotto, ma non abbastanza, ci dicono le centraline; e comunque, la salute prima di tutto, diamine!, perciò è con l’animo lieto che rinuncio volentieri agli ultimi venti minuti di caldo sonno, salto la prima colazione, esco di casa un quarto d’ora prima del solito per accompagnare mia moglie al lavoro e rientrare a casa entro le otto; sono troppo orgoglione del mio contributo a salvaguardare il diritto agli autobus Euro-Zero di Milano e provincia di annerire i nostri polmoni per potervi rinunciare così. Mentre accompagno mia moglie, mi accorgo che la strada non è solo gelata ma anche improvvisamente sforacchiata qua e là (e là… e là… e qua… e là… e…) come se una squadriglia di Tornado avesse bombardato i trasgressori della magnificente “domenica a piedi” appena trascorsa.
Nonostante il sonno, la fame, il ghiaccio, le buche ed il solito rincoglionito che vuol giocare a Tetris con la sua Smart ed il pullman “Diretto Milano A8”, riesco a rimettere la macchina nel box giusto qualche minuto prima del coprifuoco. Ho un oretta abbondante prima di andare (a piedi) a prendere il treno che mi porterà a Milano, poi metrò, poi trenino navetta al San Raffaele a ritirare i miei ultimi esami; poscia ritorno a casa con gli stessi mezzi. Suona eccitante ed infatti sono teso ed emozionato, ma non certo per gli esami: se ci fosse stato qualche problema mi avrebbero già richiamato e ricoverato. No, il fatto è che l’ultima volta che ho preso un treno è stato una leucemia, due ditte, cinque anni ed una trentina di gatti fa: era ieri e sembra passata un eternità[2]. Sono talmente teso che gia l’altro ieri mi sono guardato il sito delle Ferr… pardon: TreniTaglia! Essì, perché han cambiato il nome: eh, qui in Italia non si resta con le mani in mano!
Ho riflettuto e per questa mia rimpatriata conviene fare le cose con gradualità: non avendo un vero e proprio appuntamento, non prenderò uno dei miei treni da pendolare che furono, ma il comodissimo “passante” delle 9.27 con destinazione Milano Porta Venezia. Il sito mi propone addirittura di acquistare direttamente il Biglietto Elettronico: “Ticketless, un viaggio veloce parte dal biglietto”. Stupendo, fantastico, meraviglioso, non ci posso credere: con un riflesso pavloviano tutte le dita della mano destra - meno una! - si chiudono a pugno, mentre la mano sinistra corre veloce ad abbracciare l’avambraccio destro, il cui gomito si piega in un preciso angolo retto!
E così alle
Timb… pardon: oblitero il mio bigl… pardon:
documento di viaggio ed esco sul binario; sono le 9.20 e sono in perfetto
orario… io! “Plin Plon: si comunica che
il treno proveniente da Varese delle nove e ventisette viaggia con circa
trentacinque minuti di ritardo!” Complimenti all’efficientamento:
Me ne torno a casa e faccio in tempo a ri-rimpinzare i gatti, rifornirmi di fazzolettini di carta, prendere i guanti che avevo dimenticato, …. liberarmi (lo so che non è fine, ma serve a rendervi l’idea dello scorrere del tempo) e ritornare in stazione che sono le 9.50: in teoria tra sette minuti arriva il 9.57 e tra dodici il 9.27[5]. “Plin Plon: si comunica che il treno proveniente da Varese delle nove e cinquantasette viaggia con circa venti minuti di ritardo!” Ma sono impazziti? Qui a forza di tagli, e taglia oggi e taglia domani, nel 2050 i treni viaggeranno in orario! Ma dove andremo a finire? Ok, facciamoci forza, ché alle 10.02 arriverà il 9.27!
Giusto per ingannar l’attesa e soprattutto il misero grado Celsius che sta battendo il marciapiede e soprattutto i suoi occupanti, rientro nella saletta d’attesa e mi metto a leggere i cartelloni esposti: scopro così che il treno fa il suo capolinea non a Milano Porta Vittoria, come da sito di TreniTaglia, bensì nella ridente località di Pioltello (in verità un po’ meno ridente da quando gli hanno portato la comoda modernità del treno). Un attacco di bile mi schiaffeggia quando poi scorgo un cartellone che annuncia trionfalistico le statistiche sulla puntualità del servizio TreniTaglia: più del 70% dei treni in orario o con ritardo inferiore ai cinque minuti; “Nei film di Fellini, forse”[6].
Con l’animo ingentilito da tanta cartellonistica, ritorno a farmi malmenare sulla banchina da quel singolo grado Celsius, proprio giusto in tempo per vedere un treno sfrecciarci accanto ma in direzione opposta con uno slogan davvero di ottimo gusto sulla fiancata: “Il biglietto si prende su Internet”; a molti la domanda sorge spontanea: “E il treno dove si prende?”; a diversi, probabilmente più avvezzi, sorge anche una risposta; a quasi nessuno piace…[7]
Ma finalmente, annunciato trionfalmente dall’altoparlante (“Per voi… da Varese.. il 9.27… E’ QUI!!!!” e il pubblico in standing ovation: “Carramba, che sorpresa!”), un treno arriva. Avendo scelto un orario non di punta, riesco a salire e persino a trovare un posto, anche se devo giocare a Tetris (che sia la giornata?) con altri tre passeggeri per riuscire a sederci tutti quanti. La signora seduta davanti a me mi lancia un occhiata feroce che sembra dirmi: “Se ci provi ti stendo!”; so che tra me e Brad Pitt ci sono una dozzina (o anche due) di galassie in fatto di bellezza, ma considerando che il suo viso, non so perché, mi ricorda i datteri di Natale ed il resto un pompelmo spremuto un paio di settimana fa, devo riconoscere che a) la tipa ha ottimismo da vendere; b) persino l’Ascetico Camminuzzo avrebbe avuto le sue brave perplessità (ma sono certo che lui le avrebbe infine superate).
Devo anche onestamente ammettere che il riscaldamento funziona, il che è una buona cosa visto il freddo becco che mi sono beccato durante l’attesa; per fortuna però i finestrini sono piombati e non c’è ricambio dell’aria. E’ in queste occasioni che sono fiero di essere Italiano: in prossimità della Settimana della Memoria, non credo che le Deutsches BundesBahn abbiano intrapreso iniziative speciali per dare un idea ai viaggiatori di quello che dovevano essere i carri bestiame diretti ad Auschwitz. Per carità, nulla di paragonabile, però almeno a TreniTaglia fanno quello che possono per sensibilizzare le coscienze e non dimenticare: un plauso since… non esageriamo!
Dopo Milano Certosa la linea diventa sotterranea; prima di ogni stazione ci fermiamo per un cinque minuti lì, sottoterra, perché fuori fa freddo ed è bello avere un riscaldamento che funziona, funziona e non si ferma neanche con le cannonate! Sarà per il buio, sarà per il cemento armato tutto intorno, ma questa atmosfera mi mette allegria, e mi viene in mente che la signora davanti a me potrebbe avere dell’esplosivo nello zaino, o magari il ragazzo in piedi vicino alla porta… o magari entrambi… ma è solo un attimo, sono le paranoie dei giorni nostri: per distrarmi guardo fuori dal finestrino e nel buio totale che ci avvolge rimembro[8] di quando bambino mi raccontavano di gente sepolta viva che si era svegliata nella bara sottoterra ed era morta soffocata …
Con circa quaranta minuti di ritardo giungo
alla mia prima tappa: Milano Porta Garibaldi. In realtà da qui al San Raffaele e
ritorno il viaggio fila tranquillo e moscio: persino il Club dei Suicidi per
oggi ci concede tregua (sarà per il freddo o le targhe alterne, chi lo sa?).
Nonostante l’ora tarda,
La giornata è già girata per il verso sbagliato quando arrivo al San Raffaele: visto che nel recente passato mi è capitato di veder passare oltre due mesi prima di ottenere un foglio A4 con una serie di disegni strani (sarebbero i miei cromosomi, ma sembrano mosche per la pesca del luccio dei Carpazi), mentre entro nel Ritiro Esiti, mi carico una dose di veleno, faccio la grinta dura, premo il pulsante per il biglietto numerato per mettermi in cod… “Venga, venga, non stia lì!” Cazzo, m’hanno preso in contropiede, anzi in ripartenza, come si dice adesso: mi tocca avvicinarmi al bancone ed affannarmi per cercare i tagliandi per il ritiro “Eh, che velocità OGGI, non era ancora pronto…” balbetto nervosamente mentre cerco anche il documento che giustifica il mio diritto a ritirare i miei esami. Quella manco mi degna di uno sguardo, prende i tagliandi, mi passa le due buste e mi un umilia con un sorridente “Buona Giornata, Signore!”. Non lo potrei giurare, ma ho avuto l’impressione che mi stessero aspettando, con una [piccola?] vedetta sul tettuccio: “Eccolo, arriva!” “Si sta pregustando l’incazzatura!” “Dài che stavolta lo freghiamo!”
Ad allietare il ritorno dal San Raffaele, oltre all’esito negativo[9] degli esami, ci pensano due signore, una milanès de Milan, l’altra decisamente meno[10]: le due stanno commentando i malanni propri e dei rispettivi consorti; confesso che non seguivo molto ed ho perso il conto di chi aveva cosa, finché la signora non milanès, per denunciare una certa leggerezza degli operatori è sbottata: “Ma non so, amme m’han dett’ d’anda’ in giacchina!” “In giacchina? A fa’ la lastra?” “Sì, veddi accà: dice che l’ha scritto ppure!” [attimo di imbarazzato e confuso silenzio dell’altra, poi la verità emerge:] “Ma no, non in giacchina: in piazzale Maciacchini!”
Rendendomi colpevolmente conto che ignoro totalmente se “ier sera pioveva”, decido di prendere il treno del ritorno a Porta Venezia. La stazione è come me la ricordavo: la parte Metropolitana sembra realizzata dagli Squallor, la parte Passante dagli Skiantos; siamo sempre sul demenziale, ma nel primo caso si tratta di una realizzazione più classica, nell’altra più post-moderna.
Naturalmente, mentre sto obliterando il mio documento di viaggio, vedo il mio treno lasciare la stazione in perfetto orario e sfilarmi bastardamente sotto il naso. In effetti avevo scelto la stazione di Porta Venezia proprio per la sua vicinanza alla partenza, garanzia di maggiori possibilità di minori ritardi.
Scendo sulla banchisa[11] e mi predispongo all’attesa: è mezzogiorno inoltrato, sono in giro da tre ore, ho percorso si e no una trentina di chilometri ed il mio stomaco comincia a rompere che lui si sente tanto solo e lì c’è una macchinetta, anzi tre, sotto un cartello “Punto Ristoro”, eddài andiamo a vedere… Andiamo (io ed il mio stomaco) a vedere, vediamo, ci guardiamo negli occhi (…) e conveniamo tristemente che è perfettamente inutile comprar camole se poi non si va a pescare.
L’attesa, mezz’ora salvo errori, omissioni o ritardi, è allietata dalla Curva Sud dell’Olimpico: o perlomeno questa suppongo che sia dalle urla beduine che sento, ma poi si rivela essere un gruppetto di liceali in bigiata di classe con tanto di professore al seguito; i fetenti riescono nella doppia impresa: intanto riescono ad individuare un treno in orario (+ 100 punti), quindi riescono a farlo ritardare (-25 punti: troppo facile). Come? Semplice: salgono a bordo, ma dividendosi in vari gruppetti, ognuno davanti ad una porta diversa; il trucco consiste nell’accorgersi in tempo di essere sul treno sbagliato, ma deve farlo solo uno o due, mica tutti insieme: su cinquanta ragazzi ce ne sono sempre una decina, tra i particolarmente brillanti, sveglioni o bastardi che si infognano e bisogna rincorrerli tra le carrozze per farli scendere, bloccando lì il treno… Il vero colpo da maestro però, è costringere il prof ad una corsa verso la locomotiva per bloccare il treno in attesa che siano scesi tutti (+10 punti), il colpo di genio è costringere il medesimo prof a rincorrere i suoi discepoli per le carrozze a tirarli giù di peso (+50 punti), quindi farlo ri-correre verso la locomotiva per sbloccare il treno (+5 punti: voto basso perché nessuno ha pensato di risalire, fingendosi confuso). Totale: 140 punti e tre minuti di ritardo[12].
Mentre aspetto comodamente seduto su un francobollo in marmo siberiano, noto un’altra novità: sui binari “sfrecciano” i campioni di TreniTaglia (con l’ormai caratteristico orrore di ortografia…), FerrovieNord, FerrovieRegionaliLombarde e Dado79LovesCathy85: in realtà ho qualche dubbio sull’esatta ragione sociale dell’ultimo treno, ma l’unica cosa che si riesce a leggere è questo gigantesco murales (anche ben fatto, devo ammettere: disegni ampi, tondi, sicuri; colori nitidi e ben contrastati; cazzo, quel tipo potrebbe farlo di mestiere e farci su anche dei bei soldini…). Comunque, non c’è ne uno che non si porti almeno un paio di minuti di ritardo, immagino per sentirsi meno solo durante il viaggio.
Finalmente il mio treno arriva, giusto mentre le emorroidi mi si stanno surgelando in un tutt’uno nient’affatto sensuale con la panchetta di marmo siberiano; le asporto, le incarto e salgo sul treno: un altro mondo, anzi, un Mondo Nuovo. Innanzitutto l’orario da intenditori fa sì che abbia mezzo vagone tutto per me: questo, oltre a darmi il privilegio della scelta del posto ed il vantaggio dell’occupazione abusiva di sedile con giaccone, cappello, guanti e quant’altro, fa venir meno l’effetto “mandria alla transudanza[13]” e persino l’aria riesce a fingersi respirabile, almeno fino a Rho.
E che comodità, signori: ammetto di avere … come dire … un giro vita non proprio da pin-up, e quindi mi faccio una ragione del fatto che il mio augusto deretano trovi difficile collocazione in un unico posto standard di 2a classe, però la mia statura non è esattamente da campione dell’NBA e quindi non mi capacito del fatto che il poggiatesta arrivi sotto la mia nuca: quello laterale addirittura sta facendo il biascicone con le mie scapole e la cosa non piace affatto, e non c’entra nulla il fatto che, essendo scapole, non sono sposate[14]. Sarà invece l’atmosfera, o forse che così mi faccio un paio di stazioni sotterranee in più rispetto all’andata, ma comincio a sentirmi brasileirio: deve essere infatti la saudade della luce solare che mi fa pensare che, in caso di tamponamento[15], la mia testa verrebbe proiettato all’indietro e la mia mongolf… pancia in avanti.
Però… c’è un però: in cinque anni il treno è migliorato; intanto, una volta chiuse le porte e lasciata la stazione, una voce femminile annuncia: “Treno diretto a [pausa] Varese”. Se poi la voce annunciasse la destinazione mentre il treno è fermo in stazione, anziché quando è tardi per fare qualsiasi cosa (a parte darsi del pirla)… ma forse siamo Italiani e non ce lo meritiamo un trattamento umano, o anche solo intelligente.
E non finisce mica qui: a metà della strada verso la stazione successiva la stessa voce femminile annuncia fiera: “Prossima fermata [pausa] Milano Repubblica”. Figo, così anche un cie… pardon: un ipovedente[16] può capire quando è l’ora di scendere. L’annuncio viene ripetuto, stavolta da una voce maschile: bene, magari prima era sfuggito, magari qualcuno era distratto… sì, questo mi piace. E non solo: mi accorgo che l’annuncio viene anche fatto passare su un display elettronico, con buona piace dei sor… audiolesi, che speravano di accampare la scusa: “Lo so che ho il biglietto per Rho, lo so che siamo a Firenze, ma deve credermi: proprio non ho sentito l’annuncio”. Ottimo. A dire la verità, il treno non è migliorato in cinque anni, ma addirittura in appena due ore: non mi ricordavo che sul treno della mattina ci venissero annunciate le stazioni! Ed il treno era proprio dello stesso tipo… lo riconosco: a TreniTaglia si lavora alacremente[17]!
Infine, il gran colpo da maestro: forse in omaggio alla carriera giovanile del nostro Magnifico, Illustre, Illuminato, Catarifrangente Presidente Del Consiglio, adesso la voce maschile allieta i Signori Viaggiatori sciorinando barzellette. In realtà, almeno per ora, il repertorio non è molto vasto, forse il servizio è appena partito[18], fatto sta che, all’ingresso di ogni stazione la voce maschile ripete sempre la stessa: “Si annuncia ai signori viaggiatori che il treno viaggia [pausa teatrale ad instillare suspense] in orario!”
Siamo in quattro gatti sulla carrozza, massimo cinque, ma dubito che Gino Bramieri in tutta la sua carriera abbia mai sentito una risata più esplosiva e fragorosa: io rido sommessamente sotto i baffi, una signora davanti a me si contorce tenendosi la pancia, oddiomuoio, oddiomuoio, ohiohilaschienacherisate, una ragazza dietro tenta di fare la ola, ma da sola non le viene troppo bene; un signore si volta verso l’altoparlante e con accento veneto cannoneggia a 245 decibel : “Ta me ciapa anca par el cu? Scendo adesso da un treno che portava cinque ore di ritardo… cinque ore… MONA!” e poco ci manca che gli scagli il valigione addosso.
Repubblica, Porta Garibaldi, Lancetti, Villapizzone, Certosa, Rho, Vanzago, infine Parabiago, la mèta tanto agognata; ad ogni stazione (anzi poco prima) la voce maschile ripropone la sua gag ed il pubblico sembra non averne mai abbastanza, ogni volta ridiamo ed aggiungiamo commenti: “Fan bene ad annunciarlo: capita così di rado”, “Perché è già successo altre volte?!” , “E dài, saremo mica noi i pri… dite che vinciamo qualcosa?”, “Beh, si festeggia?”, “Troveremo i giornalisti alla stazione?” e via dileggiando.
Scendo, finalmente: sono le 13.06, ho percorso cinquanta chilometri in quattro ore (alle Olimpiadi i maratoneti ne percorrono quarantadue in due ore e un quarto – circa) ed ho speso la “miseria” di 7.55€; ho viaggiato comodamente (…), senza stress (…), al riparo dalle intemperie e volendo mi sarei potuto cuocere una pizza nel treno del mattino[19]. Sun propri cuntent! Senza targhe alternate, viaggiando con tutta calma e ben entro i limiti di velocità, ci avrei messo meno della metà, avrei speso 1.85€ di posteggio + navetta e arrotondando per iper-eccesso il mio Euro3 (non ZERO!) avrebbe consumato 2.00 € di diesel.
Mentre torno a casa, mi sovviene di quel
fortunato slogan e del mio riflesso pavloviano: “Ticketless, un viaggio veloce parte dal
biglietto”; chissà quando le aziende si metteranno a spendere soldi nel
migliorare i servizi anziché gli slogan (alias: investire in personale e
macchine anziché in consulenti)?
[1] Distanze e tempi calcolate usando il programma Microsoft
Autoroute v.2004.
[2] Vorrete scusarmi, ma ogni tanto ci vuole un po’ di luogo
comune….
[3] Non bisogna ironizzare sull’oscuro ferroviere, non è…
anzi, non sta colpa sua! Il fatto … sta che purtroppo il suo managent non gli da
il buon esempio: pensate che si ostina a scrivere, dalla ragione sociale fino al
sito internet, TreniTaglia con la ‘i’ maiuscola e senza la ‘g’ creando così un
divertente ossimoro: l’abbinamento delle parole ‘treni’ ed
‘Italia’!
[4] Il Signore mi fa la grazia di dimenticarne il nome, ma
un alto papavero delle FF.S… a ri-pardon: TreniTaglia, ha la mania di questa
parola: efficientamento. Coi
trasporti non lo so, ma con l’italiano c’hanno una
fantasia…
[5] Mi sconvolge il fatto che nessuno a TreniTaglia abbia
ancora ottenuto il Nobel per
[6] Questa battuta fu la risposta sarcastica di un Chiar.mo
Prof. di Diritto Romano ad una corbelleria sparata da un suo studente ad una
domanda sul “Phoenus Nauticum”, o
qualcosa del genere…
[7] Di certo non a me!
[8] Voce del verbo “rimembrare”,
Beppe….
[9] Cioè positivo: Sono Pazzi Questi
Medici
[10] Questa nota è per Barbie e Sabbry: terrona cum’a
vvuje!!!
[11] Non è un refuso, non volevo scrivere banchina.
[12] Questa nota è per Beppe: ho guardato bene e non era QUEL
prof di religione…
[13] Di nuovo: non è un refuso, pensateci
bene.
[14] Platessa, questa è per te: so che ti piacciono ‘ste
…
[15] C’è poco da ridere: il tamponamento ferroviario non è
frequente come quello automobilistico, ma le patrie ferrovie ci hanno regalato
pure questo, e con tanto di morto, purtroppo. Successe pochi anni fa, nel Lazio,
e – ironia della sorte – la vittima fu un tale che saliva sempre nell’ultima
carrozza perché – diceva lui – gli incidenti avvengono sempre tra treni che
viaggiano in direzione opposta. Evidentemente le statistiche riguardavano solo
paesi civilizzati.
[16] Che sia chiarissimo: non voglio
sfottere chi è colpito da una disgrazia, bensì il vizio italico di cambiare il
nome delle cose sgradevoli; è brutto che esistano persone che non possono
accedere alla metropolitana (o alla posta, o al comune), perciò non si possono
più chiamare ciechi, sordi, paralitici, e neppure handicappati: “diversamente abili” è la risposta ed il
mondo gli apparirà migliore (ma non più accessibile di prima: i gradini restano
dove sono). Sono sicuro che tra non molto non sentiremo più parlare di Mafia e
di Black-Block: “Altra Legalità” e “Diversamente Sociali” saranno più “politically
correct”.
[17] Ma la cosa triste è che non riesco a ricordare cosa mi
sono fumato o bevuto…
[18] Forse è
appena partito, me sicuramente è
partito in ritardo…
[19] Se non l’avevate capito, intendo proprio nel
vagone!
[20] Anticipo la domanda: Erasmo da Rotterdam, Rotterdam 1466
– Basilea 1536, umanista: nel 1508 scrisse l’Elogio della Pazzia, satira della
cultura scolastica e delle condizioni sociali e religiose del suo
tempo.
